Il Grande Fratello alla rovescia. Già, perché oggi, la spietata analisi della modernità di George Orwell viene capovolta: non è più l’occhio vigile del Leviatano a spiarci, ma siamo noi che, per lavoro, o per semplice voyeurismo, confessiamo tutto alla rete, ad internet. Ecco che l’uso estensivo dei nostri dati che ogni giorno immettiamo sul web e il perfezionamento delle logiche di marketing ci espongono, a nostra insaputa, a grandissimi rischi.
Secondo l’Italian Fraud Barometer, infatti, il 9% dei cittadini italiani è stato vittima del furto di identità elettronica. I dati che disseminiamo sul web sono, infatti, utilizzati dai malintenzionati per intestarci Sim o, più semplicemente, accedere al nostro conto bancario.
Il problema non è semplicemente legato alle nostre attività on line relative ai conti correnti. Certo, i siti delle banche sono sicurissimi. Ma l’escamotage c’è; i pirati informatici, attraverso il phishing – cioè la pratica attraverso la quale un sito clone della nostra banca ci chiede di immettere i nostri dati per funzioni di manutenzione -, rubano le nostre credenziali. Dobbiamo solo ed esclusivamente accedere ai siti dove carichiamo i dati dal portale principale (magari controllando il ping del sito) e non attraverso link che ci vengono inviati per posta. Ma, i rischi, dicevamo si sono moltiplicati. Perché non siamo più solo noi a maneggiare i nostri dati e ad esserne responsabili. Ma anche le aziende. Quando navighiamo in internet, infatti, degli strumenti chiamati web beacon tracciano la nostra attività on line e ricostruiscono i nostri gusti. Il sistema è utilizzato per il Crm, il custom relationship manager. Le aziende, infatti, non sono più interessate ad una pubblicità indifferenziata, ma vogliono capire chi siamo. In questo modo, ci verranno fatte delle offerte commerciali a seconda che noi si sia professori, avvocati, operai, che si legga la Repubblica o Novella 2000. Pilastro del Crm, ad esempio, sono i social network dove, inconsapevolmente, confessiamo i nostri gusti e i nostri dati. Ecco a che servono tutti quei profili Facebook dove descriviamo la nostra personalità.
Ma c’è un problema. Noi siamo responsabili dei nostri dati in internet: e se cadiamo come delle pere cotte di fronte ad un tentativo di phishing, possiamo solo dannare noi stessi. Ma qualora fossimo vittime di una truffa a causa dei dati che abbiamo dato ad un sito per cercare il lavoro o fare amicizie di chi è la colpa?
Da questo punto di vista il legislatore ci aiuta. Quando rilasciamo i nostri dati, anche ad un sito per conoscere nuovi amici o di e-dating, dobbiamo leggere l’informativa delle aziende e rilasciare il consenso. Ciò non di meno, ai sensi della legge europea sulla privacy, recepita in Italia dal decreto legislativo 196 del 2003, dovrebbero essere le aziende che trattano i nostri dati i responsabili dell’uso che ne fanno. E se un malintenzionato ci truffasse rubando un nostro dato ad un social network, civilmente, è quest’ultimo ad essere responsabile. Purtroppo, fatta la legge trovato l’inganno.
Se spulciate le politiche della privacy di molti social network, scoprirete che i loro server si trovano in posti esotici, come le Barbados. In modo da non soggiacere a nessuna legge europea.
Fortunatamente, quello che non può la legge, possono la nostra consapevolezza e degli adeguati strumenti tecnici da utilizzare sui nostri computer.
La SmoothWall, ad esempio, distribuita in Italia da K4dot Srl, ha messo a punto una serie di strumenti pensati apposta per garantirci la sicurezza sul web. Con un occhio particolare alle piccole aziende o alle pubbliche amministrazioni che, non potendosi trasferire alle Barbados, hanno bisogno di essere messe al riparo dal rischio di essere chiamate a rispondere dei danni patrimoniali conseguenti allo smarrimento di dati relativi ai propri clienti, fornitori o semplici cittadini.
SmoothWall ha lanciato prodotti atti a soddisfare le più diverse utenze. Dallo School Guardian, pensato per le reti scolastiche, alle grosse reti private virtuali (come le V.P.N. – virtual private network); allo Smooth Guardian, che è un sistema di Web Content Filtering, cioè di blocco dei contenuti indesiderati, che può essere utilizzato, ad esempio, anche dai genitori per proteggere i bambini dalla pornografia, agli antimalware e antivirus più tradizionali.






