di francesca ferrara
Chi l’ha detto che i sogni non si realizzano? Sono cresciuta a pane &cartoon e se dovessi ricostruire il perché della mia passione verso la tecnologia, la robotica e le culture digitali, non posso fare a meno di fare un salto nel tempo, quando rimanevo incantata davanti alla TV per vedere la famiglia The Jetson protagonista di uno dei più famosi cartoni animati prodotti da Hanna&Barbera, I Pronipoti.
Trasmessi in Italia a metà degli anni ’70, ricordo che rimasi folgorata da una scena in un episodio. Jane Jetson aveva una casa piena di “robot-massaia”: lavano, servono, spazzano, cucinano, stirano. Basta impostarli. Già dotata di fervida fantasia, immaginai che un giorno avrei potuto avere anche io una casa così. Siamo nel 2011 e The Jetson sono ambientati nel 2063, stesso secolo.
È scuro, rotondo, su rotelle e ha dei baffetti in setola che fuoriescono dal suo involucro, una spazzola, un display, degli infrarossi e un led. Non è né grande e né piccolo, non è né leggero e né pesante e ha un aspetto che si sposa con qualsiasi genere di superficie-pavimento, arredamento e stile.



Avere in casa un robottino così come nel cartoon, o nei film di ultima generazione, non è davvero male. Hai più tempo per lavorare al computer, più tempo per leggere, più tempo da dedicare alla famiglia e amici, più tempo da dedicare a te stessa. Si tratta di tempo sottratto alle faccende domestiche che si traduce in più tempo libero e in una miglioria della qualità della vita.
Mentre sto appuntando questi ricordi ed osservazioni, il mio Robo.com, gironzola per il salotto e sta provvedendo ad eliminare ogni acaro, e suo affine parente. Ogni tanto si manifesta con: “C’è molta polvere qui, ma grazie a me tutto tornerà pulito”, oppure, se incontra un ostacolo: “Ops, c’è un ostacolo, ma non c’è problema, cambio direzione” o ancora se mi avvicino per spegnerlo o metterlo in stand-by mi risponde.”OK… mi fermo, attendo nuove istruzioni”. E quando sta per terminare la batteria e cerca la sua base e non la trova chiede la tua complicità: ”Non trovo la base, mi aiuti”.
Vedere questo disco, per il momento rotante, magari un giorno volante secondo i più ampi scenari della fantasia, riporta la mia mente all’infanzia e mi fa riflettere sull’intelligenza artificiale che la mente umana dona alle macchine che crea per aiutarsi nei vari ambiti sociali e lavorativi.
Utilizzare Robo.com è semplice: la guida inclusa nella confezione è chiara e le istruzioni del manuale sono accompagnati da dei disegni che ne facilitano la comprensione.
Robo.com, o meglio questo piccolo tech-colf (assistente domestico tecnologico), risponde ai limiti perimetrali delineati dalla banda magnetica e dal muro “virtuale” a raggi infrarossi. Quando si scarica ti avverte: “Devo ricaricarmi. Torno alla base” e quando la vede, sollevato dice: “Ecco la base. Ora mi riprendo. Ecco la base. Ora mi ricarico”. E quando ha finito la sua ricarica, se lasciato acceso, esclama: ”É ora, inizio a pulire come richiesto” .
Il rumore che emette, per assolvere alla sua missione, è sopportabilissimo e se proprio procura fastidio si può sempre cambiare stanza mentre lui, in versione random o impostato con programma dedicato e timer, porta a termine il suo compito e se incontra qualche ostacolo sul suo percorso ti rassicura: “Non preoccuparti, so evitare da solo gli ostacoli”.
Per chi abita da solo ed è amante di oggetti tecnologici che in una maniera o l’altra si esprimono (penso per esempio a Kitt, la macchina del famoso telefilm Supercar o al più contemporaneo e di uso comune Tom Tom), un aiutante del genere, fa anche compagnia e con le sue esternazioni strappa anche un sorriso al silenzio di una casa.
C’è da dire che Robo.com non solo spazza e cattura lo sporco ma il pavimento dopo che ha terminato il suo giro di perlustrazione oltre che pulito è anche lucido, e questo senza aver passato la cera.
Si tratta sicuramente di un valido prodotto (che rientra nell’ampio ventaglio degli oggetti tecnologici sensoriali), che dalle più remote previsioni futuristiche di come sarebbe stata la vita domestica nel 2063, è arrivato qualche decennio prima anche grazie ad Hoover.
L’esperienza di convivenza con Robo.com, nello stesso ambiente o lasciato libero di circolare in piena autonomia per tutte le stanze dell’appartamento, e la sua conoscenza mi ha fatto sentire un po’ come Jane Jetson, con una casa un po’ più simile alla sua e a quel sogno di quando ero bambina e che ancora oggi non ho abbandonato.
Accanto, ai vari elettrodomestici casalinghi, sicuramente, per utilità, dimensioni e prezzo/qualità e possibilità di impostare e guidare il robot anche attraverso il telecomando, Robo.com, è un prodotto da tenere in considerazione e da affiancare a quelli già presenti in casa, tanto più che non sporca ma pulisce, non puzza, ma fa profumare perché aspirando la polvere elimina anche l’odore di tanfo della stessa e si manifesta con simpatiche esternazioni che tengono anche compagnia per una buona mezz’ora , e che sono indice della sua intelligenza artificiale caricata su una memory card.
Oggi, forse, più che pronipoti del 2063 ci possiamo considerare nipoti d’avanguardia grazie a prodotti come Robo.com che dalle vetrine dei negozi giungono, in qualità di utilissimi robots, nelle nostre dimore per supportare le tanto stancanti, e per qualcuno odiose, fatiche domestiche.
Questa mia testimonianza la potete leggere anche sul sito ufficiale di Robo.com, qui.